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"Il tempo ritrovato è di gran lunga più piacevole di quello perso" (Cit. di Giovanna Albi)

domenica 9 giugno 2013

Recensione a "Omicidi al liceo" di Teresa Angelico


Buongiorno, sono Giovanna e oggi ti presento la mia recensione al giallo di grande successo di Teresa Angelico "Omicidi al liceo":

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Il giallo, ambientato in un Liceo Classico di una medio-grande città di provincia del centro Italia,ha suscitato il mio interesse e la mia curiosità e ho deciso di recensirlo, benché io non sia un amante di gialli.Ma questo giallo mi ha fatto modificare la mia idea e mi ha appassionata non poco.
La giovane Elisabetta ha un sogno: insegnare in quel liceo in cui è stata studentessa e dove è discente la figlia, certa di ritrovare tutto immutato e di poter così ridare consistenza a quei bei ricordi del suo passato in una ideale continuità con tutta tutta la sua esistenza, perché nulla cambia e lei è l'Elisabetta di sempre. Come si desume fin dai primi scambi di battute con i colleghi il primo giorno, quello del fatidico Collegio docenti di settembre, Elisabetta è una donna che ama la consuetudine ed è arroccata a certezze,che non hanno riscontro nella realtà: è convinta che l'uomo resta sempre se stesso e che il passato nulla modifica dell'individuo, anzi il passato sta lì a dimostrare che c'è una continuità che Elisabetta non ha mai messo in discussione. Sarà il collega-amico Sergio, uomo sapiente ed equilibrato, ad avvertirla che la realtà è completamente diversa: tutto cambia o perché si consuma , si corrode dall'interno e tutto si sfilaccia e sbiadisce , come i ricordi che non corrispondono mai a verità, o perché c'è una corruzione esterna ,ambientale, che modifica cose ed individui.Si avverte subito  la verità del punto di vista di Sergio e l'illusione nella quale vive la giovane Elisabetta ed anche la scuola con i suoi docenti non può sottrarsi a questa amara realtà.
 La scuola, che Elisabetta vede come luogo di formazione e di sicurezza, luogo ideale ed eletto( figuriamoci poi se si tratta del suo Liceo Classico!) non si sottrae alla consunzione-corruzione, ma come in tutte le realtà sociali emergono presto figure di dipendenti stanchi, annoiati, ripetitivi, delatori, spioni, servili, don Abbondio e Richelieu. Una corsa al potere caratterizza anche la scuola e il potere , come si sa, corrode;così ben delineata è la figura del dirigente dello strapotere fino ad assumere atteggiamenti autocratici e a fare scelte arbitrarie, ora che si sente protetto dalle nuove disposizione di legge ,che gli hanno conferito maggiore libertà d'azione.
Intorno al preside ruotano oscuri personaggi, in particolare uno, che non svelerò, abietto ,delatore, pettegolo,asservito, che in realtà odia il suo lavoro e tutti docenti.
Ebbene in questa scuola ritratta nella sua reale consistenza, mentre tutto sembra ad Elisabetta non cambiare e perfettamente funzionare ( collegio docenti, consigli di classe, colloqui con le famiglie, suono della campanella, P.O.F., scambi culturali, figure obiettivo, sito web etc. ) si consumano una serie di delitti che metteranno in ulteriore crisi un'Istituzione già barcollante e apriranno una faglia profonda nelle certezze di Elisabetta che , scontrandosi con la dura realtà, dovrà mettere in discussione se stessa e il mondo. Per fortuna in questo processo di presa di coscienza c'è l'avveduto Sergio ,con cui si approfondirà il senso dell'amicizia e dell'appartenenza.
Il giallo è interessante sia perché fa luce sulla realtà scolastica italiana :la scuola è esattamente come la delinea l'autrice ( lo dico da insegnante di ruolo da 26 lunghissimi corrosivi anni)sia per l'intrigo giallo in cui c'è un enigma da risolvere e l'abile autrice ci lascia nell'incertezza ,nella curiosità , nella sospensione fino alla fine, quando la verità emerge lampante.Sulla trama non aggiungo altro perché sarà il lettore giustamente a scoprire.
Riconosco all'autrice doti narrative non comuni; il giallo procede in forma per lo più dialogica e questa strategia permette l'emergere dei diversi punti di vista e pirandellianamente galleggiano le relative verità di cui ciascuna voce si fa interprete. La coralità dialogica ci consente di entrare dentro la realtà, mettendo a confronto meccanismi psichici, dimensioni private e pubbliche. C'è chi mette al primo posto la scuola, chi la famiglia, chi la scalata al potere,  chi scetticamente vive ormai navigato ,senza lasciarsi più scalfire,  chi si corrode nel dubbio, chi si mostra altero ed è in realtà fragile, chi fragile è in realtà determinato. La serie di omicidi rivela le diverse psicologie umane e scopre identità nascoste e la realtà di Elisabetta si sgretola sotto l'ascia del tempo che muta cose e persone. I delitti sono solo lo strumento per portare alla luce del sole una realtà già consumata, corrotta e consunta e i personaggi si rivelano nella loro verità e sono molto diversi da come si mostrano o da come Elisabetta e gli altri li percepiscono.
Quindi, il testo non è solo un giallo, ma anche un romanzo psicologico pirandelliano e questo ultimo aspetto mi è sembrato di particolare pregio.Questa divergenza tra l'essere e l'apparire è il filo rosso della dimensione psicologica ,dalla quale desumo le doti di disamina della realtà dell'autrice, di cui sono indice , oltre che i dialoghi, anche le considerazioni a latere che sono centrate perfettamente sulla realtà delle cose.
In uno stile semplice e dinamico-drammatico ( nel senso etimologico) si sviluppa un giallo psicologico estremamente intrigante in una scuola tratteggiata nella sua realtà, una scuola che potrebbe esistere,a parte il paradosso ovviamente della serie di delitti, scatenati dagli oscuri meccanismi della mente.