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"Il tempo ritrovato è di gran lunga più piacevole di quello perso" (Cit. di Giovanna Albi)

mercoledì 11 settembre 2013

Recensione al testo "Al di là dell'infinito" di Marina Lovato Ego edizioni 2013


Al di là dell'infinito






L’opera  di Cristina Lovato  costituita di 41 liriche , brevi ma intense, raccoglie frammenti di vita, momenti di esistenza franta, interrotta, puntiforme con un filo rosso che li lega: l’amore, specie per la madre, cui dedica la lirica di apertura della silloge.  Una lirica toccante perché guarda oltre le apparenze , il ruolo di madre, fino a coglierne dolore e umanità di cui questa figura si fa ancora carico, ora che è nonna:”E ora che sei diventata nonna , ti senti mamma nuovamente.
Tra le tue braccia il bambino dorme serenamente,
tra qualche anno gli racconterai le tue avventure
per insegnargli a vivere senza paure”.
Lo sguardo oltre l’apparenza si fa intimo nei seguenti versi:” Ho guardato, per la prima volta,oltre lo scuro ombretto
e quelle labbra fine sporche di rossetto.”, in un  ritratto intenso e caloroso di una donna che ha duramente lottato per l’unione della famiglia, anche sulle ceneri di un amore che si è spento con gli anni.
Scrivere è un destino ineludibile :” è un amore segreto….paura
di fallire, bisogno di riprovare.” Scrivere è amoreggiare con il registro linguistico fino al plateau. Scrivere è anche un gioco di cui non si fa  a meno,come nella lirica Natale in cui le parole  sono sistemate a forma di albero
Il tempo è amore che si fa presenza-assenza e ci spinge a guardare oltre, al di là dell’infinito, dove giace la Poesia con tutta la sua altezza e vertigine sublime..
Particolare attenzione viene rivolta al fluire del tempo e delle stagioni: “ è giunta la primavera ad Arquà Petrarca”, ma intensamente la Poetessa vive l’autunno, momento di malinconia, di ripiegamento interiore, di amori svaniti, di pulsioni lontane, di “leggerezza quotidiana”mentre una pasco liana nebbia copre fittamente l’uomo e lo avvolge in “un gioco infinito”, e  altrove il pensiero si volge ad un bimbo ( il suo bimbo?)in una dolcezza struggente all’arrivo della “bella neve
Che tutto calma e scioglie”..
Fortissima è la presenza di Dio, verso cui si raccoglie in preghiera” Un giorno
O una sera,
un istante
o tutta la vita.
Padre eterno ,
Amami.
Inesorabile è lo scorrere del tempo , cadenzato da suoni onomatopeici “Tin …Tin…Tin...
Il tempo, lento, scandisce i battiti del mio cuore”
Tin…Tin…Tin, mentre invita a dormire in attesa del risveglio della vita, e “nasce , calda e irrequieta , la fiamma dell’amore .In inverno ritorna il gioco d’amore, infinito, spensierato,inconsistente avventato: l’amore è tutto e nulla, presenza /assenza del sentimento destinato a vivere e morire ,  le foto sbiadiscono , tutto si allontana,mentre la poetessa si aliena ,a se stessa estranea, e  si concentra su un interrogativo tormentoso: “ esiste la meta?”oppure occorre far tesoro di ciò che pur poco abbiamo tra le mani?
“Tu
Io
E nulla più.” Che direi poco non è, mentre sesso e lussuria si consumano tra le lenzuola.
La vita è un fotogramma di istanti con la magia di uno sguardo rubato, in un silenzio pascaliano che è tutto /nulla, mentre si descrive il dolore, perché la felicità la si vive; il dolore, l’ontologia del dolore, ineludibile dell’umana esistenza ,perché leopardianamente la poetessa sa che la felicità è un attimo di cessazione del dolore.
Festosamente ci si rivolge ai bambini in una poesia dal ritmo incalzante, da cui si evince l’energia vitale della Poetessa , che comunica la gioia di esserci ancora in un risveglio improvviso con la forza che parla di Amore universale, di “fantasia” da cui può nascere la poesia, mentre la paura del fallimento che altrove bloccava ora si libera intonando un canto a Dio “per quel bacio forte e solenne.”Ma i momenti del tempo tali restano:  istanti che scivolano via come fulmini nel cielo che accecano e scompaiono,  ricettacolo della mente in tempesta è solo la poesia, l’unico rifugio, estrema foscoliana illusione. Ma le vere passioni mi sembrano Leopardi e Pascoli che riecheggiano nei versi , nell’ombroso carattere di alcune note pascoliane, nei binomi finito/infinito , gioia/dolore di leopardiana memoria.
Il viaggio si conclude con la lirica “Ulisse”: lei è la moderna eroina arrivata al termine del viaggio, mentre le distonie si compongono in un “oasi di piacere” dove “naufraga “il suo pensiero libero.
La silloge attraversa sfumature di sensazioni in attimi fuggenti, rubati in frammenti di emozioni che la Poetessa cerca di fissare su carta mentre inesorabilmente il tempo scivola scarnificando e annullando l’essere. Si avverte del dolore pungente , ma anche il senso della rivincita e del riscatto in un “porto sepolto” quale la poesia, cruccio e gioia di un’esistenza tormentata , la Poesia è l’ancora di salvezza, come Dio, le estreme ragioni della vita che fugge portandosi via tutto. Le liriche mi paiono di buon livello, ma la ricerca insistita di alcune rime baciate danno un tono,a mio modesto avviso, leggermente acerbo. La rima va bene , ma se insistita, può risultare un attimo petulante. Con questo voglio dire che preferisco quelle liriche della lovato meno cantilenanti, quelle che scalfiscono l’anima, quelle che penetrano nella gioia e nel dolore, quelle che ti danno la sensazione della morte e del risveglio dell’anima insieme alla natura.
Mi piace quell’io del Poeta che si cerca, si scruta, si interroga, senza scoprirsi mai, perché la vita è un mistero e tale deve restare, e allora si avverte quel velo di pasco liana malinconia dove la poetessa non può e non vuole rispondere, e, mentre il tuono leopardianamente la richiama al presente , rimane assorbita nel ricordidi frammenti di emozioni.